Starbucks in Italia nelle città di Milano, Venezia, Roma e Napoli: questo il messaggio lanciato da un’immagine pubblicitaria realizzata da uno studente universitario di Design e Comunicazione, Mario Macca. Più di quattromila condivisioni su Facebook. Quasi duemila “Like”.
Peccato che non ci sia nulla di vero in tutto questo. Perché come ammette il giovane studente napoletano sul suo blog “l’idea è quella di provare a creare un poster su un probabile arrivo in Italia della catena di caffetterie Starbucks, assente come voi sapete nel nostro Paese […]. Che qualcuno ci sarebbe caduto ed avrebbe creduto che il poster fosse vero, lo ritenevo sicuro. Ma da qui ad avere 2000 condivisioni della foto in tre giorni è un qualcosa di assurdo”. Già, da non crederci. E Macca aggiunge: “Siamo nei giorni della protesta alla SOPA, della chiusura di Megaupload e co. e tutti sbandierano il loro voler mantenere Internet libero, inneggiando a rivoluzioni e cantando inni di gloria ad Anonymous. Ma poi accade che vedono un’immagine banale e, senza nemmeno informarsi sulla veridicità delle informazioni, tutti a condividere e a credere a tutto ciò che gli si pari dinanzi. Non ci siamo ragazzi, svegliatevi, dannazione. Siete davvero tutti così facilmente manipolabili? Io non avevo intenzione di creare un caso con quel poster (anche su Twitter fioccano i tweet sulla notizia dell’apertura di Starbucks in Italia) e voi ci siete cascati pienamente. Una qualsiasi persona può immettere notizie false e farle diffondere così rapidamente? Sono alquanto deluso, devo dirlo sinceramente”.
Un interrogativo non da poco, quello che ci lancia Macca. E che ci lascia con dell’amaro in bocca perché sarebbero bastati pochi secondi per accertarsi della notizia sul sito ufficiale di Starbucks e rendersi conto della bufala di Facebook.
Ci accorgiamo, allora, quanto sia importante conoscere, indagare, approfondire e distinguersi nella mandria di pecoroni. “Considerate la vostra semenza: faste non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” (Dante, Inferno, XXVI): vincere l’ignoranza è veramente la prima conquista verso la realtà che ci circonda. Lo stesso Seneca ce lo ripete nelle Naturales Quaestionis: “Per quale motivi infatti dovrei rallegrarmi di essere annoverato tra i viventi? Per filtrare cibi e vivande? Per rimpinzare questo corpo malato, snervato e destinato a morire se non si continua a riempirlo, e per condurre una vita al servizio di un essere insofferente? Per temere la morte alla quale soltanto siamo destinati dalla nascita? Togli questo bene inestimabile della conoscenza e la vita non vale la pena di sudare fatica, di affannarsi”.

